Cinquantuno anni fa. Era il 1956. Mauro Bellandi e Loriana Nunziati furono definiti ‘pubblici concubini e peccatori’ dal vescovo di Prato Pietro Fiordelli per essersi sposati col solo rito civile. Gli sposi lo denunciarono per diffamazione. Il vescovo fu condannato in primo grado e poi assolto in appello. Il processo vide l’Italia spaccata in due: chi difendeva il vescovo, sostenendo che egli aveva compiuto il suo dovere religioso, chi invece lo voleva punito, perché nella censura del prelato vedeva una crociata della Chiesa contro i matrimoni civili, tutelati dalla Costituzione. Per questa denuncia Mauro Bellandi si trovò isolato da tutti e non ricevette più prestiti dalle banche; commerciante, fu costretto a chiudere la sua attività; per la tensione a cui lo sottopose lo scandalo – il fatto ebbe risonanza non solo nazionale – si ammalò gravemente. Come la moglie Loriana, visse tristi vicende e in qualche modo fu costretto all’esilio.
Una storia che crediamo attuale.
(tratto da News UAAR)
DRAMMA INTORNO AI CONCUBINI DI PRATO
scritto e interpretato da Maila Ermini, e con Gianfelice D’Accolti
Firenze: mercoledì 16 febbraio presso la CdP/Circolo Arci di Cintoia
Empoli: giovedì 17 febbraio
Orario: ore 21
www.teatrolabaracca.com
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Nota dell’autrice alla rappresentazione
L’idea che ha mosso Il dramma intorno ai concubini di Prato è stata quella di rappresentare un fatto che ha avuto una valenza simbolica e politica nazionale.
Questa volta non si trattava di raccontare e basta – i fatti relativi ai ‘concubini’ sono noti, almeno in parte -, ma di rappresentare una vicenda simbolo del conflitto costante e attuale nel nostro paese fra Stato e Chiesa, che, pur con le molteplici varianti, non accenna a risolversi.
A livello teatrale si può definire un dramma storico, polifonico, con il coro (come nella tragedia antica) a commentare la vicenda; i protagonisti sono, oltre a Mauro Bellandi e Loriana Nunziati, il Vescovo Fiordelli ed il Parroco Aiazzi; ci sono poi altri personaggi di contorno, alcuni d’immaginazione, che tuttavia servono a situare i fatti nel tempo.
La vicenda è rappresentata dal suo inizio nel 1956, dallo sposalizio degli allora giovani Mauro e Loriana; tratta lo scontro con il Vescovo ed il Parroco, il drammatico processo che vide per la prima volta, dai Patti Lateranensi, un dignitario ecclesiastico condannato; e arriva fino al 2000, con uno squarcio su quello che è accaduto dopo lo scandalo ed il processo, e dopo la fine delle ideologie del Novecento.
La messa in scena è semplice, si unisce la lettura recitata alla rappresentazione classica; l’intento non è quello di offrire un prodotto teatrale ‘confezionato’, ma, attraverso l’attore e il testo, recuperare la funzione principe del teatro, che è quella di rappresentare situazioni problematiche– inventate o meno – e discuterne all’interno della polis: quello che oggi, a livello teatrale ma non solo, appare difficile a farsi.
(M.E.)
Gli interpreti
Maila Ermini (Quarrata, Pistoia) autrice, regista, attrice. Allieva di Oreste Macrì. Ha fondato il Teatro La Baracca di Prato (1994), che fa parte del circuito Sipario Aperto (piccoli teatri della Toscana). Vincitrice del XIV Premio Fondi La Pastora per il teatro con la commedia Matilda. Tra vari altri riconoscimenti, ha vinto il premio Leopardi per la poesia. I suoi ultimi lavori drammatici, da lei anche interpretati, L’infanzia negata dei Celestini, sul noto orfanotrofio pratese e Cuori di donna, hanno riscosso successo di pubblico e critica. L’infanzia negata dei Celestini, pubblicato da Carlo Zella Editore, ha vinto il Premio Selezione de “Lo Scrittore dell’Anno 2006” bandito dalla Regione Toscana. Nel 2003 e 2007 l’Enap premia la sua produzione drammatica.
Gianfelice D’Accolti (Matera). Attore, autore, regista. Ha conseguito il diploma alla “Scuola di Espressione ed Interpretazione Scenica di Bari” con Orazio Costa Giovangigli. Interprete di autori classici e contemporanei in diverse compagnie italiane, ha sublimato l’amore per i classici e la prosa nella trasposizione scenica di opere come Moby Dick di Melville, La marescialla della nobiltà di Cechov, Le memorie del sottosuolo di Dostoevskij, Il viaggiatore incantato di Leskov. Ha tradotto scenicamente le tensioni civili e politiche del mondo del lavoro in Fabbrica -de mentis humanae fabrica e in L’ingegnere va alla guerra; l’ascesi poetica ed immaginifica del vino in Bottiglie: resoconti dal mio quartiere ed alcune istanze del teatro religioso in Passione di Cristo e di Padre Massimiliano Kolbe.