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Cerimonie Laiche al Convegno Nazionale della Consulta di Bioetica

14 marzo 2012 Commenti chiusi

L’intervento di Cerimonie Laiche è per sabato 17 marzo alle 14,00: siete tutti invitati! :)

Dopo la prima edizione svoltasi a Milano nel 2010, sarà Novi Ligure ad ospitare il secondo Convegno Nazionale della Consulta di Bioetica, che si terrà il 16 ed il 17 marzo prossimi presso la Sala Congressi della Biblioteca Civica in via Marconi, 66.
Nel corso della due giorni, dal titolo “Per un’etica del commiato: tra arte e cultura”, saranno affrontati i temi centrali trattati dall’associazione, con particolare riferimento ai principi bioetici di fine vita, come, ad esempio, l’eutanasia ed il testamento biologico.
Al Convegno interverranno numerose personalità nel campo medico e filosofico. E’ prevista anche la partecipazione di Beppino Englaro, Socio Onorario della Consulta di Bioetica, che interverrà nella tarda mattinata di sabato 17 marzo. Riflessioni e tavole rotonde saranno affiancate da interventi teatrali e musicali. Tra gli artisti, sono attesi Valerio Binasco, Letizia Russo, Fausto Paravidino e Fulvia Maldini.
La prima giornata prenderà il via venerdì 16 marzo alle ore 14,45 con l’apertura da parte del Prof. Maurizio Mori, Presidente della Consulta Nazionale di Bioetica, a cui seguiranno i saluti delle autorità. I lavori della prima sessione, dal tema “Il suicidio assistito e l’eutanasia”, termineranno alle 18,15 e subito dopo è prevista l’Assemblea dei soci. Sabato 17 marzo il programma prevede altre due sessioni. La prima, al mattino riguarderà il testamento biologico; la seconda, a partire dalle ore 14, affronterà il tema “I riti di passaggio ed il funerale laico”. La chiusura dei lavori è prevista per le 16,30.
La Segreteria Organizzativa e Scientifica del Convegno è composta da Maurizio Balistreri (Filosofo Bioeticista Consulta di Bioetica), Concetta Malvasi (Infermiera Bioeticista Consulta di Bioetica), Maurizio Mori (Presidente Consulta Nazionale di Bioetica), Giacomo Orlando (Medico Consulta di Bioetica) e Carla Repetto (Infermiera Bioeticista Consulta di Bioetica)

Articolo tratto da www.giornal.it

Locandina convegno bioetica

Una riscoperta della ritualità laica

12 aprile 2011 Nessun commento

Sala per Cerimonie Laiche“Durante i milioni di anni di evoluzione del cervello dell’uomo, è stata acquisita, insieme alle tante altre funzioni che lo caratterizzano e che ne hanno determinato il successo evolutivo, anche l’istintiva propensione allo spiritualismo e alla ritualità. Il circolo virtuoso per cui i circuiti nervosi dello spiritualismo e della ritualità favorivano la sopravvivenza e la sopravvivenza favoriva il fissarsi dei circuiti nervosi dello spiritualismo e della ritualità, in qualche milione di anni ha prodotto uomini che istintivamente chiedono aiuto (…) e lo fanno celebrando un rito.”
(Bruna Tadolini “Dal Big Bang a Dio – Il lungo viaggio della vita”)
Ho pensato di aprire la serata con questo brano di Bruna Tadolini perché nell’occuparmi di Cerimonie Laiche la cosa che più mi ha molto colpito è stata notare come la ritualità sia profondamente inscritta nell’inconscio umano, tanto da farla percepire come un “bisogno” superiore.
E in effetti, il bisogno di ritualità – se soddisfatto -immediatamente fornisce anche la soddisfazione dei quattro bisogni fondamentali teorizzati da A. Robbins: il bisogno di sicurezza, il bisogno di importanza, il bisogno di unione, il bisogno di varietà.
Nel rito parliamo infatti della nostra vita, che indubbiamente conosciamo bene – e questo va a soddisfare il primario bisogno di sicurezza; poi è un momento della nostra esistenza che celebriamo, ovvero siamo proprio noi al centro del rito e questo senza dubbio soddisfa il nostro grande bisogno di importanza e di unicità; abbiamo chiamato la nostra comunità ad assistere la partecipazione dei nostri cari va a soddisfare il bisogno di amore e di unione; infine anche il bisogno di varietà è soddisfatto perché il rito è unico e sottolinea un momento speciale ed irripetibile.
La celebrazione del rito può essere quindi assimilata ai bisogni cosiddetti “superiori” – il bisogno di crescita e di condivisione – che trovano nel rito un’espressione perfetta: l’individuo sottolinea con la celebrazione un suo momento di passaggio e di crescita e – condividendo questa sua sfera privata con la comunità di riferimento – trasforma il suo apprendimento individuale in un apprendimento sociale.
Questo perché il rito è innanzi tutto un canale privilegiato di comunicazione rivolto ad individuo o rivolto ad un gruppo selezionato di individui, sia che si tratti di un “primitivo” rituale di corteggiamento, sia che si tratti di un fenomeno sociale contemporaneo.
Attraverso il rito comunichiamo molte cose in modo simbolico, perché solo in maniera simbolica si possono esprimere le emozioni più profonde; comunichiamo ad esempio che stiamo crescendo come persone, che stiamo attraversando un momento particolare della nostra esistenza.
Ma comunichiamo contemporaneamente che l’altro è importante per noi, che ci serve il suo sostegno e la sua comprensione, che l’altro rappresenta per noi il nostro specchio e il nostro punto di riferimento.
Questa particolare comunicazione avviene spesso tramite un linguaggio simbolico, delle immagini poetiche, dei gesti che racchiudono un mondo interiore: i momenti simbolici del rito sono in fondo piccoli rituali che nascondono in sé un significato profondo per chi li compie e per chi li condivide e soprattutto permettono di aprire il proprio mondo interiore all’altro.
Ritengo fondamentale questo aspetto comunicativo e proprio della nostra specie: è un bisogno “sociale” che apre la sfera privata a quella pubblica e trasforma la piccola vita di un individuo in un qualcosa di più ampio respiro: una parte della vita della collettività, una parte importante della Vita… con la lettera grande.
Per secoli questo nostro innato bisogno di ritualità è stato per così dire monopolizzato dalle religioni, come spiega in modo essenziale Richard Brown nel suo sito web RitoLaico.it e nel suo ultimo articolo “Humanae vitae” (“L’Ateo” – n°2/2011 74), ma anche per chi non ha un credo religioso resta fondamentale poter sottolineare i momenti di passaggio della propria esistenza “…con coerenza, calore umano e affetto, usando parole e musica che sono appropriate alle persone e alle vite celebrate, e senza riferimenti a libri sacri, religioni o superstizioni”.
Ecco perché riteniamo corretto riappropriarci del Rito: un rito laico, slegato da credenze personali, liturgie stereotipate, tradizioni secolari e spersonalizzanti.
Il progetto “Cerimonie Laiche”, in collaborazione con UAAR, nasce proprio con questo intento: restituire alla comunità laica uno dei suoi bisogni fondamentali senza dover venir meno alla propria coerenza e ai propri valori.

Valentina Calvelli

A Palermo l’ok ai funerali laici

4 marzo 2011 Commenti chiusi

Tomba di Gramsci - Cimitero Acattolico di Roma

Tomba di Gramsci - Cimitero Acattolico di Roma

Palermo – Il Consiglio Comunale ieri sera ha approvato la mozione del PD per la realizzazione di una sala per ospitare i funerali laici e delle confessioni non rappresentate in città. Un atto di grande civiltà. “Dedico questo risultato alla memoria di Franco Padrut” dichiara il Consigliere Comunale Rosario Filoramo, “ che in occasione dei suoi funerali ha riproposto all’opinione pubblica il tema della laicità dello stato e delle condizioni da garantire a tutti i cittadini, anche a quelli non religiosi o professanti una religione non presente in città con propri luoghi di culto.

L’ultimo saluto ad un parente, ad un amico a un sodale rientra tra gli atti di omaggio che le persone rendono a chi ci lascia. Ritengo espressione di civiltà che l’Amministrazione Comunale, delegata per legge, si doti di un luogo fisico adeguato dove potere svolgere tali funzioni. Nei prossimi giorni incontrerò l’assessore al centro storico per individuare uno spazio idoneo allo scopo”.

Articolo tratto da Live Sicilia